RECENSIONE :
Nicola Farinelli
Pubblicata su:
Facebook - 12 maggio 2026
SANDRO CONSOLATO
Le tre soluzioni di Julius Evola
Edizioni Arŷa, Genova 2020.
Pagine 208 - € 22,00.
QUALCHE NOTA PERSONALISSIMA SU UN LIBRO CHE HO APPREZZATO MOLTO.
Un paio di anni fa, o forse più, ho iniziato a seguire Sandro Consolato su FB, dove è attivissimo (a proposito: ma come fa!?). E, anche se non posso certo dire di condividere sempre tutto quello che scrive — anzi, su taluni aspetti, anche importanti, le divergenze sono assai profonde — lo leggo sempre con attenzione, perché spesso c’è da imparare da quello che scrive. E poi, o forse soprattutto, ne apprezzo moltissimo la peculiare ironia, uno strumento irresistibile a cui ricorre spesso.
Incuriosito, ho deciso di comprare uno dei suoi libri e ho scelto ‘Le tre soluzioni di Julius Evola’, perché parla di uno scrittore che per me è stato fondamentale. Non certo il più importante, come invece è stato per Consolato, ma comunque molto importante e determinante. Di Evola infatti ho letto parecchio, anche se alcune di queste letture risalgono a più di vent’anni fa; fra queste, ovviamente, ‘Rivolta contro il mondo moderno’ e poi, cito solo i miei preferiti, ‘Metafisica del sesso’, ‘Maschera e volto’, ‘L’Arco e la clava’ e ‘Cavalcare la tigre’. Ho letto anche parecchi saggi dedicati all’opera e alla figura evoliane, mi pare almeno una quindicina, fino a quello — assai buono — di Missiaggia, di cui ho parlato pochi giorni fa.
Fra questi, in tutta onestà, devo riconoscere che ‘Le tre soluzioni’ è senza dubbio il migliore. Per vari motivi: dall’ampiezza e dalla varietà degli argomenti presi in considerazione all’originalità (virtù che di solito non è molto apprezzata dai tradizionalisti…) e alla profondità delle analisi; per il realismo (per esempio quando parla di “Imperi europei e stati 'organici' che nessuno vedrà mai più, e che sarebbe del tutto errato pensare di realizzare passando attraverso l'intermezzo di dittature sul tipo di quelle già sperimentate nel Novecento”, p. 6); e anche per il coraggio e l’onestà intellettuale.
L’autore infatti non solo ricorda giustamente l’esigenza insopprimibile di contestualizzare Evola (“un tempo eravamo abituati a leggere Evola, in nome di principi atemporali, non solo come 'individuo assoluto', cioè ab-solutus, sciolto dalla rete di influenze dell'epoca, o delle epoche, in cui scriveva. Oggi è necessario ricollocare pienamente Evola nei contesti in cui si mosse, in posizione sia di sintonia che di contrasto”, p. 122), ma non esita nemmeno a esprimere anche “punti di vista critici” e “distanze” dal suo “maestro immaginario”, qualora lo reputi necessario (come dice Nietzsche: “si ripaga male un maestro, se si rimane sempre e solo un discepolo”...).
E questo lo trovo particolarmente encomiabile, perché spesso — troppo spesso — gli studi dedicati a Evola paiono agiografie, in cui dell’autore di ‘Rivolta’ si fa un santino, senza nessuna possibilità di uno sguardo critico, e dove anche la sola eventualità di evidenziarne qualche possibile contraddizione o errore viene letteralmente vista come una bestemmia. E ciò appare quasi paradossale, dato che lo stesso Evola, in fondo — come più volte ricorda lo stesso Consolato — è sempre stato, a modo suo, un anticonformista e un iconoclasta.
Alcune di queste “critiche”, fra l’altro, le trovo particolarmente convincenti.
Come quando scrive, in nota a pagina 36: “Non posso non osservare che l'Evola di tutto il dopoguerra presenterà tuttavia una sorta di a volte disturbante ambivalenza tra l'incoraggiamento a uno stile ribelle antiborghese e, fondamentalmente in talune collaborazioni giornalistiche, l'offerta di visuali, sia politiche che sociali, non molto differenti da quelle tipiche dell'uomo di destra nel senso più comune e poco interessante dell'espressione”. Ad altri giudizi un poco critici farò riferimento più avanti.
Pur essendo tutti validissimi, i saggi che ho trovato personalmente più interessanti sono stati:
• Le “tre soluzioni” di Julius Evola
• Julius Evola e la catastrofe tibetana
• Il misogino che voleva liberare le donne
• Vanishing point: un film evoliano?
Ero poi anche molto interessato a vedere come Consolato trattasse i due aspetti del pensiero evoliano che mi risultano più ostici: la misoginia e l’ostilità verso ciò che è materno e femminile; e poi il razzismo-antisemitismo.
Sul primo punto, come ho detto, il saggio ‘Il misogino che voleva liberare le donne’ è illuminante. Ho potuto notare che, in qualche modo, anche l’autore de ‘Le tre soluzioni’ condivide almeno in parte le mie perplessità, come quando dice:
“Evola ha troppo uranizzato, troppo virilizzato la Tradizione. L'eccesso di celeste e di virile è più un dato desertico, giudaico ed islamico, che ariano. E il culto cristiano di Maria, lungi dall'essere come Evola riteneva, il risorgere di un aspetto problematico del mondo mediterraneo, va piuttosto visto come un correttivo potente, anche se spesso scompostamente esagerato, del nostro antico mondo pagano alla semitizzazione subita col Cristianesimo”. (p. 130)
Ci sono anche dei “però”, a dire il vero. Come dice lo stesso Consolato, Evola è anche l’autore che afferma che “Non ci si può chiedere se la donna sia superiore o inferiore all'uomo più che ci si possa chiedere se l'acqua sia superiore o inferiore al fuoco” (p. 88) (ma vedi anche: “La donna è superiore all'uomo negli stessi termini in cui l'acqua è superiore al fuoco” in ‘Fang-Pi-Shu - L’Arte Segreta Cinese dell’Amore’). E poi ci sono altre “rivelazioni” che, in questo senso, attenuano almeno in parte quella che comunque resta una disposizione mentale evoliana che può aver portato anche a errori, o forse meglio a contraddizioni, che investono gli stessi studi esoterici del pensatore.
Da leggere!
Anche sul razzismo Consolato fa considerazioni molto interessanti, che non cercano semplicemente di attenuare le responsabilità — anche se forse non è il termine più giusto — dell’autore di 'Sintesi di dottrina della razza':
“è esistito anche un razzismo 'pratico' di Evola molto radicale sul piano della politica discriminatoria e perfino persecutoria. In tema di antiebraismo, si deve senz'altro tener presente quell'articolo di Evola del 1942 ove il filosofo tradizionalista auspicava l'inasprimento della legislazione razziale italiana, stigmatizzando "che mezzi ebrei, o ebrei per tre quarti, non vengono ancora considerati tali" e che, "cominciando col cambiar nome, cosa di cui a tutt'ora ad essi è concessa la facoltà [...] alla prossima generazione, una eventuale più coerente discriminazione si troverà di fronte a moltiplicate e spesso insuperabili difficoltà di accertamento"”. (pp. 136-137)
Ed ancora:
“se è vero che quello evoliano fu un razzismo alquanto sui generis e dominato dal fattore 'spirituale', fu nondimeno sempre anche un razzismo biologico (cosa piuttosto ovvia, perché in realtà non si dá alcun razzismo senza credenza nella diversità biologica)” (p. 151).
Infine, ultima annotazione: sorprende positivamente che Consolato, per onestà intellettuale, non risparmi critiche all’area a cavallo fra tradizionalismo e radicalismo di destra dove potrebbero (dovrebbero?) situarsi i suoi potenziali lettori, parlando fra l’altro di “pressappochismo neofascista” e di “ambiente pieno di creduloni” (p. 152). Maggior distanza ancora Consolato sembra mettere fra sé e gli ambienti che oggi ci governano, ai quali senza dubbio fa riferimento quando parla della “destra conformistica e piccolo-borghese” che dilaga in quest'epoca.
Forse perché, come “chi sa abbastanza di Evola”, Consolato non solo conosce, ma condivide pure “il suo mai smarrito gusto dadaista per la provocazione” (p. 179)…
Nicola Farinelli



